domenica 30 gennaio 2011

Il libro di Brancatisano sul Giornale di Sicilia

Presentazione del libro di Vincenzo Brancatisano "Una vita da supplente" a Enna, Caffè letterario Al Kenisa. Articolo del Giornale di Sicilia




giovedì 23 dicembre 2010

Presentazioni del ibro "Una vita da supplente" in Sicilia

Presentazione del libro in Sicilia, con l’autore - Gennaio 2011


A Enna il 4 gennaio 2011, ore 18, presso il Caffè letterario Al Kenisa, via Roma, 481
A Messina il 5 gennaio 2011, ore 18


Il Cip, Comitato insegnanti precari di Messina

invita alla presentazione del libro

“Una vita da supplente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana”

di Vincenzo Brancatisano (Nuovi Mondi Ed.)


Mercoledi 5 gennaio 2011 ore 18
Presso l’Associazione Puerto de Buenos Aires,
via Castellammare n. 6 - Messina

Presenterà l’autore il giornalista Giovanni Saija Bisazza di Radio Messina International


Una forma di sfruttamento e di discriminazione si sta perpetuando nella scuola pubblica. E’ la tesi dell’ultimo libro di Vincenzo Brancatisano, «Una vita da supplente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana» (Nuovi Mondi editore) che si appresta a diventare il manifesto dei precari: è un lungo viaggio in un precariato estremo, che sarebbe ritenuto riprovevole e deprecabile se fosse riferito al mercato del lavoro privato.

Centinaia di migliaia di insegnanti precari, è la tesi del volume, vengono spremuti e mal pagati da un datore di lavoro, lo Stato, che scrive leggi contro lo sfruttamento e la violazione dei diritti. Vincenzo Brancatisano - docente e giornalista - fa emergere una realtà italiana allarmante: migliaia di lavoratori vengono assunti e cacciati via da scuola anche decine di volte nell’arco di un’intera carriera lavorativa e cambiano ogni anno classi, sedi e colleghi con grave danno per intere generazioni di studenti che, a loro volta, non capiscono il motivo del dissennato valzer di professori cui sono costretti ad assistere in continuazione.

In un clima di vero e proprio “mobbing istituzionalizzato”, i precari sono perennemente umiliati da leggi illogiche e da graduatorie assurde dove non contano il merito e la bravura di chi è chiamato a insegnare, ma criteri mortificanti quale, tra gli altri, la partecipazione a costosissimi corsi per corrispondenza (dalla dubbia attendibilità); l’avere insegnato in sedi situate sopra i seicento metri sul livello del mare consente addirittura di raddoppiare il punteggio di servizio.

L’incredibile babele di discriminazioni con i docenti di ruolo si appalesa attraverso la lettura attenta del contratto collettivo della scuola firmato dai sindacati i quali hanno sempre evitato di fornire agli iscritti le informazioni necessarie per prendere coscienza degli strumenti che, pure, la legge prevede sia a tutela sia a compensazione degli abusi subiti. La disparità passa attraverso diversi e impensabili aspetti della vita lavorativa. Si va da quelli più severi a quelli (apparentemente) futili: si pensi ai permessi per lutto familiare, laddove ai docenti di ruolo spettano tre giorni per ogni evento mentre ai docenti precari spettano tre giorni in totale: scegliere se partecipare ai funerali del padre o a quelli della madre non è un’esperienza augurabile ma i sindacati d’accordo con la controparte, sono riusciti a consacrare anche questa odiosa differenza. E che dire dell’accesso al credito agevolato presso l’ente previdenziale? Ai docenti di ruolo è permesso un credito agevolato per l’acquisto della casa attraverso il Fondo Credito, finanziato con i soldi prelevati forzosamente nella busta paga degli iscritti, di ruolo e precari, come emerge dal cedolino dello stipendio. Ma se un precario chiedesse anche cento euro di prestito si vedrebbe rigettata la domanda perché lavoratore a tempo determinato. In sostanza, il precario finanzia la prima e anche la seconda casa del proprio collega di ruolo, nonché a tutte le iniziative sociali dell’ente, ma egli stesso non potrà accedervi né evitare di pagare per gli altri. E ancora, il precario della scuola non ha il diritto di candidarsi nelle Rsu, può solo votare e si potrebbe continuare all’infinito.

Ma è sullo stipendio che si concentrano le maggiori violazioni del Principio di non discriminazione consacrato nella clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE diretta a prevenire gli abusi dei contratti a termine, recepita in Italia dall’art. 6 del D.Lgs. 368/2001. Lo Stato mantiene in un precariato annuale perenne 140.000 docenti e 100.000 non docenti. Da un lato ci rimette, visto che paga loro una serie di indennità per disoccupazione estiva e mancata fruizione delle ferie e tfr anticipato. Ma specula sulla mancata progressione di carriera e di stipendio. Anche dopo decenni di rapporti a termine i precari della scuola, docenti e non docenti, percepiscono stipendi di prima nomina a differenza dei colleghi di ruolo che (com’è successo nei giorni scorsi con l’ultimo scatto stipendiale) vedono periodicamente incrementare lo stipendio. È questo il movente. Ed è proprio questo il punto. La domanda è: come mai in tutti questi anni i sindacati hanno accettato la discriminazione, consentendo alla contrattazione collettiva di escludere la progressione di stipendio ai precari?

La verità è che la magistratura ordinaria, seguendo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, sta dando ragione ai precari che hanno fatto causa adducendo l’illegalità della discriminazione da ultimo descritta. La Corte di Giustizia delle Comunità Europee di Lussemburgo ha fatto proprio con sentenze importanti il principio di non discriminazione. A queste sentenze si sono ispirati decine di giudici italiani, da Livorno a Orvieto, da Roma a Treviso, a Siena, a Tivoli, a Brescia, dal Nord al Sud, in un percorso tracciato con efficacia nelle pagine del libro, che ha già aiutato molti a percorrere la via giudiziaria. I giudici, disapplicando quasi con sdegno i contratti collettivi che danneggiano i precari della scuola, hanno condannato a ripetizione il Ministero dell’Istruzione riconoscendo, a seconda delle richieste degli avvocati dei ricorrenti: a) gli scatti di anzianità e di stipendio; la conversione del rapporto da determinato a indeterminato; il risarcimento dei danni. Quest’ultimo è previsto esplicitamente dalla legge italiana – senza che gli interessati lo abbiano mai appreso dai propri sindacati – quale compensazione della mancata conversione in rapporto a tempo indeterminato, compensazione imposta dalla normativa comunitaria che in questo modo intende prevenire gli abusi anche nel settore pubblico dove i sindacati tendono a far credere che i diritti siano meno tutelati rispetto al settore privato, in materia di conversione automatica del rapporto. “Si tratta di un presunto diritto”, continua a ripetere la Cisl scuola in merito agli scatti di anzianità dei precari, noncurante del fatto che le sentenze favorevoli sono ormai un fiume in piena. Al danno si unisce la beffa, poiché si tratta di diritti che si prescrivono per inerzia.

Quanto al risarcimento del danno, una precaria della scuola ha ottenuto dal Tribunale di Orvieto un risarcimento di 45.000 euro per i suoi 9 anni di precariato abusivo. Peraltro, un ipotetico riconoscimento massivo dei diritti in questione farebbe venir meno il movente per il quale lo Stato datore di lavoro mantiene nel precariato i dipendenti della sua scuola. Un precariato che non paga sul piano dei diritti dei lavoratori e nemmeno su quello dell’efficacia dell’offerta formativa.

“Ma attenzione, c’è una trappola!”, annuncia Brancatisano. Il 22 gennaio 2011 scadono i termini per adire le vie giudiziarie, poiché il recente decreto collegato lavoro approvato dal governo Berlusconi ha ristretto (sul piano temporale e su quello quantitativo) il campo di percorribilità dell’azione giudiziaria per il risarcimento dei precari. “Per questo chi è dentro, a quella data, è dentro, chi è fuori sarà ulteriormente danneggiato”. Ed è singolare che i sindacati solo negli ultimi giorni stiano informando i propri iscritti su un diritto che i precari rischiano di perdere per colpevole inerzia di chi fa finta di difenderli scegliendo invece di difendere i lavoratori già protetti, cioè quelli di ruolo. Peraltro, se, per protestare, i precari salgono sui tetti, preferendo questa scelta quasi estrema alla più tradizionale occupazione di piazze e cortei, vorrà pur dire qualcosa - scrive Brancatisano nel libro - La situazione ormai esplosiva del precariato scolastico deve farci riflettere sulle responsabilità dei sindacati della scuola, fosse solo per mettere in luce l’inefficacia della loro azione”. Brancatisano - già autore, fra l’altro, di quattro libri su Luigi Di Bella, il fisiologo di origini siciliane ideatore della discussa terapia contro il cancro - rintraccia i motivi storici e le responsabilità politiche che hanno prodotto la realtà attuale: non solo quelle dello Stato, ma anche quelle dei sindacati. Che campano spesso sulla pelle proprio dei precari, come denuncia un inquietante e documentato capitolo del libro.

martedì 23 novembre 2010

Presentazione del libro "Una vita da supplente" a Pisa

Incontro con Vincenzo Brancatisano, autore del libro Una vita da suppente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana.

Venerdì 26 Novembre, ore 17

Salone del Concetto Marchesi in via Betti (accanto al Liceo Buonarroti), Pisa



COMUNICATO



Una delle più gravi forme di sfruttamento e di discriminazione sul luogo di lavoro si sta perpetuando nella scuola pubblica.

È questa la tesi dell’ultimo libro di Vincenzo Brancatisano: un viaggio nel mondo del precariato della scuola, il frutto di una lunga inchiesta condotta sul campo, mille denunce documentate che raccontano un fenomeno sociale che ha come protagonisti la scuola pubblica e i propri dipendenti, un fenomeno che sarebbe ritenuto riprovevole e deprecabile se fosse riferito al mercato del lavoro privato. Centinaia di migliaia di insegnanti precari vengono spremuti e mal pagati da un datore di lavoro, lo Stato, che nello stesso tempo scrive leggi contro lo sfruttamento e la violazione dei diritti.

Un libro che cerca e trova le cause del precariato scolastico, dimostra come viene lesa la dignità degli insegnanti dei nostri figli.

Cosa vuol dire aver studiato, essersi specializzato, essere pluirititolato e vivere da precario, futuro disoccupato, nella scuola pubblica? Perchè una costante erogazione del servizio produce la transitorietà degli insegnanti? Come e perché la normativa italiana contrasta con la giurisprudenza comunitaria, che accusa legislatori e sindacati perchè escludono nei contratti collettivi la progressione di carriera dei lavoratori a tempo determinato? Gli insegnanti lavorano senza nessuna garanzia di vedere riconfermato il proprio posto l'anno dopo: quale didattica efficace riescono così a realizzare? Cosa lamentano gli studenti e come guardano i loro insegnanti ballerini da una scuola all'atra? Cosa vuol dire oggi lavorare nelle scuola private?

Brancatisano racconta l'umiliazione di chi viene assunto, licenziato, riassunto e nuovamente licenziato dal medesimo datore di lavoro. Questa incredibile indecenza, che allarma studenti, genitori e dirigenti scolastici, si può ripetere anche dieci, venti, cinquanta volte. Intanto decine di Tribunali (anche in Toscana) stanno dando ragione ai precari condannando il Ministero dell’Istruzione al risarcimento dei danni per l’illegittima reiterazione dei contratti a termine e per il riconoscimento degli scatti di anzianità e di stipendio, confermando in pieno le tesi del libro in merito alla via d’uscita giudiziaria per molti precari. Perchè, poi, sussistono palesi discriminazioni tra docenti di ruolo e docenti precari? Questi sono alcune pesanti ingiustizie che porta a galla nel suo libro, Una vita da supplente (edito da Nuovi Mondi). Per capire meglio cosa ha scitto Vincenzo Brancatisano, la Rete Precari Scuola di Pisa propone Venerdì 26 Novembre un incontro con l'autore, alle 17:00 presso il salone del Concetto Marchesi in via Betti (accanto al Liceo Buonarroti).


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domenica 14 novembre 2010

Gelmini dà forfait al convegno di Confindustria con la Marcegaglia

L'avevamo annunciato in esclusiva nei giorni scorsi, ma la situazione politica che vede il governo Berlusconi sull’orlo della crisi, ha visto il Presidente del Consiglio invitare tutti i suoi ministri a rimanere a disposizione a Roma nei prossimi giorni. Di conseguenza sono stati automaticamente annullati gli impegni che avrebbero visto importanti esponenti del governo arrivare in città. Salta il faccia a faccia tra Emma Marcegaglia e il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini organizzato da Confindustria per giovedì al cinema Raffaello, scelto come teatro di un importante summit nazionale dal titolo “Oltre le apparenze: scuola e impresa del terzo millennio”. Un’assenza che deluderà i numerosi insegnanti precari che si erano organizzati via internet per programmare una pacifica contestazione alla riforma Gelmini. Riforma che dovrebbe essere contestata mecoledì con un nuovo corteo studentesco organizato dai collettivi autonomi. Anche in questo caso il condizionale è d’obbligo visto che senza l’arrivo del ministro potrebbe essere tutto annullato. Annullato anche l'incontro con il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta atteso domani all’auditorium Biagi per illustrare la sua legge 15 del marzo 2009, che fa del “benessere organizzativo” una dimensione di valutazione della pubblica amministrazione. Per approfondimenti vai su facebook vai alla pagina: Leggi il libro "Una vita da supplente"

giovedì 4 novembre 2010

Gelmini e Marcegaglia a convegno. Ecco dove


5 NOVEMBRE 2010 – Le imprese industriali cercano tecnici diplomati, ma i giovani guardano altrove preferendo altri indirizzi di studio. E’ un pesante atto d’accusa quello appena lanciato da Confindustria Modena che ha convocato in città, per affrontare una delle distorsioni più drammatiche del sistema formativo italiano, Mariastella Gelmini ed Emma Marcegaglia. La mattina del 19 novembre la ministra dell’Istruzione e la presidente di Confindustria saranno al Cinema Raffaello, scelto come teatro di un importante summit nazionale dal titolo “Oltre le apparenze: scuola e impresa del terzo millennio”. Uno dei paradossi dell’occupazione in Italia, particolarmente quella giovanile, fanno sapere gli industriali modenesi, è il divario tra domanda e offerta di lavoro. “Il fenomeno – precisano in via Bellinzona – è particolarmente sentito nelle aree nelle quali il manifatturiero è più presente che altrove”. E si tratta delle aree che hanno dato vita, all’interno di Confindustria, al Club dei 15, il raggruppamento delle associazioni industriali delle province nelle quali le attività produttive hanno maggiore incidenza nella formazione del PIL locale. Il Club ha lanciato un anno fa il progetto “Club degli Istituti dell’innovazione manifatturiera”, adottando in una prima fase pilota l’Iti Corni di Modena, con l’obiettivo di rivalutare agli occhi dei giovani e delle famiglie l'importanza dell’istruzione tecnica per continuare a tenere nel nostro Paese le attività manifatturiere e creare occupazione qualificata. Peccato solo che molte imprese preferiscano pagare meno i lavoratori e per questo scelgano la via della delocalizzazione e abbandonino l’Italia. C'è già qualcuno che paventa disordini e contestazioni, in linea con quanto successo nel recente passato. I precari della scuola non hanno perdonato alla Marcegaglia l'avere approvato la riforma Gelmini. Coordinerà il dibattito Sebastiano Barisoni di Radio 24.

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domenica 22 agosto 2010

La recensione di Michele Fuoco. Precari della scuola: la disperazione in cattedra

La recensione
Precari della scuola: la disperazione in cattedra
Di MICHELE FUOCO

Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana è motivo di una rigorosa, e inquietante, riflessione che Vincenzo Brancatisano affronta, con tenace impegno di moralità, nel libro “Una vita da supplente” (Nuovi Mondi,... 350 pagine, euro 12,50). Anche lui docente (di diritto e economia politica), oltre che giornalista, Brancatisano mette in luce la condizione di numerosi insegnanti costretti a continui passaggi da una scuola all’altra, da classi ad altre classi, con irreparabili danni per gli studenti. E chiama in causa lo Stato che “elargisce” stipendi da fame ai docenti (poco più di 1.200 euro mensili dopo 20-30 anni di servizio annuale), rivelandosi pessimo datore di lavoro, con l’aggravante di scrivere leggi contro lo sfruttamento e la violazione dei diritti dei propri cittadini. Il libro assume il carattere di una scelta polemica contro l’artificio, la falsità delle leggi e dei comportamenti dei nostri governanti. Leggi avallate anche dai sindacati che spesso firmano contratti iniqui che umiliano la dignità dell’uomo. La situazione è quella di un “precariato dilagante” che dura spesso per decenni, se non per sempre, e fa dei docenti dei veri schiavi moderni. Fra strazianti testimonianze su aule sovraffolate, su supplenti pagati in ritardo, di vacanze non retribuite, su famiglie che fanno i conti con la disperazione, su professori precari che affrontano enormi sacrifici e si trovano di colpo senza lavoro, sui cattivi esempi di Mariastella Gelmini e Renato Brunetta, su una pioggia di soldi a scuole private, sui falsi invalidi, sull’insegnamento in scuole oltre i seicento metri sul livello del mare per ottenere il doppio punteggio, Brancatisano si interroga, con attitudine conoscitiva profondamente sentita e sinceramente meditata, su un’avvilita condizione socioculturale. L’indagine attenta è condotta su scelte quotidianamente sofferte, evidenziando le illusioni, i fallimenti, i pochi sogni di evasione, i profondi scatti d’orgoglio e le inutili ribellioni. Tante storie di sofferenze e di sconfitte, ma anche di lotte che vogliono sostenere la dignità della vita dell’uomo. Il libro, che trova radici in una esasperata realtà, istituisce una rappresentazione dell’ingiustizia perpetrata ai danni di una categoria, dilatando il quadro in una società più ampia. Non si tratta di affrontare una condizione locale, ma di offrire, anche attraverso interviste a direttori e docenti, interventi a vari livelli e una grande varietà di fatti, una precisa testimonianza di una situazione insostenibile a livello nazionale. Una narrazione corale, dai contenuti forti, passionali, che si fa diario di travagli esistenziali e culturali. Michele Fuoco (La Gazzetta di Modena, 22 Agosto 2010)

giovedì 1 luglio 2010

Licenziamento di massa per i precari della scuola



30 Giugno 2010 - Scade oggi il contratto di lavoro, perdono il posto centinaia di migliaia di lavoratori della scuola. Boom di disoccupati in estate a causa della scadenza del contratto per circa 240.000 precari: 140.000 docenti, 100.000 non docenti assunti a tempo determinato annuale. Per il 1 luglio è previsto un assalto ai Centri per l’impiego, operazione necessaria per poter ottenere l’indennità di disoccupazione. Per molti professori si tratta del ventesimo, o trentesimo o anche del cinquantesimo licenziamento, come nel caso del professor S. M. raccontato nel libro del giornalista e docente Vincenzo Brancatisano “Una vita da supplente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana”, Ed. Nuovi Mondi, 350 pagine, un’inchiesta choc sulla scuola.

Ai lavoratori assunti il 1 settembre 2009 con un contratto annuale fino al 30 giugno 2010 si sommano le centinaia di migliaia di lavoratori con contratto fino alla fine delle lezioni, licenziati e poi riassunti con contratti spezzatino, giusto per i giorni degli scrutini. “L’abuso dei contratti a termine nella scuola pubblica italiana – commenta Vincenzo Brancatisano – è una vergogna che dura da decenni ma è stata stigmatizzata dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee di Lussemburgo e da numerose sentenze di Tribunali italiani, censite nel libro”. I giudici, come emerge dal volume, hanno riconosciuto somme considerevoli (fino a quasi 50.000 euro) a titolo di risarcimento dei danni in favore di precari assunti e licenziati a ripetizione negli anni. “Peccato che questa opportunità sia sconosciuta alla maggior parte dei lavoratori precari della scuola, docenti e non docenti, visto che i sindacati tradizionali non hanno mai spiegato l’esistenza del diritto al risarcimento, peraltro prevista dalla legge italiana ma che si perde per prescrizione se non si chiede con una causa”, commenta Brancatisano.

Il libro mette in luce un altro filone giudiziario che si sta rivelando proficuo, quello del riconoscimento degli scatti di anzianità ai precari. Ai lavoratori supplenti spetta il diritto alla progressione di carriera. Secondo alcuni Tribunali richiamati nell’inchiesta, il fatto che gli scatti non siano riconosciuti dalla legge nè dai contratti collettivi firmati dai sindacati (con grave danno economico) non osta al riconoscimento dei medesimi poiché – spiega ad esempio il Tribunale di Livorno - “sopra i contratti collettivi c’è sempre una Costituzione”.

Sono innumerevoli le discriminazioni documentate nel libro e di cui sono vittime i precari della scuola. Ad esempio, questi ultimi stanno finanziando l’acquisto agevolato della prima e addirittura della seconda casa dei loro colleghi di ruolo. Ma se loro, i precari della scuola chiedessero domattina al proprio ente previdenziale un prestito anche di infime dimensioni, magari per mantenere la famiglia durante imminente periodo di disoccupazione estiva, riceverebbero un rifiuto: ai precari – spiega il regolamento dell’Inpdap – non si fa credito. “Lo scandalo – insiste Brancatisano – è che i precari subiscono in busta paga il prelievo in maniera forzosa e questo per finanziare l’acquisto agevolato delle abitazioni, delle cure termali e di tante altre iniziative, cui i precari non hanno diritto. Anche in questo caso gli interessati spesso non lo sanno”.

Ochio alla domanda di disoccupazione. “Risulta che molti sindacati – conclude Brancatisano – consiglino ai lavoratori della scuola licenziati dal 1 luglio di optare per la disoccupazione con requisiti ridotti, che si inoltra nei primi tre mesi dell’anno successivo. Questo assegno è molto più modesto rispetto alla disocupazione ordinaria, ma consente ai sindacati di conseguire una percentuale molto più alta attraverso la trattenuta sull’assegno, praticata dall’Inps su delega non sempre consapevole rilasciata dai disoccupati durante la compilazione della domanda presso gli uffici dei Patronati collegati alle sigle sindacali. “Dobbiamo evitare sprechi di fatturato”, si legge in un documento di un’associazione sindacale rivelato dal libro.

Scheda libro
http://www.nuovimondi.info/Article2289.html

su Fb: unavitadasupplente

www.vincenzobrancatisano.it